eSecurity

Città digitale e rischi criminali

Cosa è

eSecurity è un sistema informativo georiferito in via di realizzazione, ad utilizzo semplice e operativo, per forze di polizia e amministrazioni locali, applicabile in ogni realtà locale, che ha lo scopo di migliorare, in ambito urbano, le attività di gestione della sicurezza urbana e della prevenzione della criminalità. Non è un semplice sistema di integrazione e di rappresentazione avanzata di dati. È un sistema che aiuta comprendere, prevedere, valutare, anticipare reati, insicurezza dei cittadini, disordine nella città, con riferimento allo spazio e al tempo. È modulabile e adattabile.

eSecurity si basa sull’idea che la gestione aggregata e intelligente dei dati, provenienti da fonti anche molto diverse dalla polizia, all’interno di una smart city, e l’unione di competenze criminologiche, statistiche spaziali e predittive, e informatiche immesse in un sistema informativo intelligente possano aiutare a conoscere le criticità del territorio in termini di criminalità e di sicurezza urbana, a intervenire e trovare soluzioni, a valutare le soluzioni adottate. Il sistema può essere applicato in ogni contesto urbano.

Cosa fa

Con riferimento ad uno specifico contesto urbano, il sistema eSecurity genera in modo automatico report, mappe di rischio e di sicurezza urbana predittiva, capaci di:

  • definire, visualizzare e confrontare i problemi di criminalità, insicurezza e disordine urbano;
  • fornire interpretazioni su cause di criminalità, insicurezza, disordine urbano;
  • prevedere la loro futura concentrazione nello spazio e nel tempo.

Per chi è

Il sistema eSecurity permette di:

  • alle forze di polizia: di definire le zone di criticità sul territorio, di allocare in modo ottimale le risorse di polizia rispetto ai fatti-reato, di intervenire a livello operativo con iniziative mirate a prevenire e debellare i fenomeni più rilevanti, di misurare costantemente i risultati raggiunti;
  • agli amministratori locali: di comprendere le dimensioni reali dei fenomeni in questione ed i relativi perché, di disegnare politiche ed interventi in materia di criminalità, disordine urbano e sicurezza più efficaci e di monitorarne i risultati; in particolare, permetterà di attivare azioni preventive e di sostegno in situazioni di marginalità anche in collaborazione con organizzazioni no-profit;
  • ai cittadini: di ottenere informazioni puntuali e oggettive sullo stato della devianza e della sicurezza in città e di ricevere consigli sui comportamenti preventivi più adatti da tenere.

Basi

eSecurity si basa sui principi della criminologia ambientale: la criminalità a livello urbano si concentra in alcuni «luoghi» (punti, strade, zone) e la vittimizzazione passata è predittore di quella futura. Questa concentrazione spazio-temporale di criminalità è dovuta ad una concentrazione spazio-temporale di opportunità, di cause e queste vanno investigate per incidere sulla criminalità nelle città.

eSecurity prende le mosse dalle poche e pionieristiche esperienze pilota di “polizia predittiva” nel mondo: quella dell’IBM e dell’Università e Polizia di Memphis (USA); quella dell’Università della California Los Angeles e dell’Università della California Irvine e della Polizia di Los Angeles (USA); quella del Jill Dando Institute of Security and Crime Science (University College London) e della Polizia di Trafford, Greater Manchester (UK).

Per “polizia predittiva” si intende l’attività di analisi dei dati di polizia su crimini avvenuti in passato, della loro collocazione spazio-temporale (reati denunciati georiferiti) e delle ricorrenze riscontrate negli schemi di comportamento dei criminali, per prevedere i luoghi di futura concentrazione della criminalità nel territorio, con il fine ultimo di allocare le risorse di polizia in modo ottimale.

Passi avanti

eSecurity, rispetto alle già pioneristiche esperienze straniere di polizia predittiva, effettua diversi passi avanti, estremamente innovativi, al fine di sperimentare il nuovo modello di “predictive urban security”. In particolare lo strumento ICT, con i relativi algoritmi predittivi in esso inseriti:

  1. non si serve solo dei dati sui luoghi e sulle tempistiche degli eventi criminali passati georiferiti, ma utilizza anche altre variabili ambientali georiferite, provenienti anche dalla “Smart City”, la città intelligente: ad esempio, il livello dell’illuminazione nei diversi quartieri, la situazione climatica o dell’inquinamento nell’area cittadina, il traffico, i numeri relativi all’utilizzo dei trasporti pubblici o ulteriori informazioni socio-demografiche rilevanti;
  2. tiene anche conto della concentrazione del disordine urbano fisico e sociale (reale e percepito), della vittimizzazione e dell’insicurezza percepita a livello urbano, anche quali predittori della concentrazione della criminalità;
  3. cerca non solo di prevedere il “dove” e il “quando” avverranno alcune forme di criminalità e devianza sul territorio, con un maggiore grado di precisione rispetto al livello raggiunto dalle attuali esperienze di “polizia predittiva”, ma anche di capire il “perché” si verifichino tali crimini, forme di disordine urbano e manifestazioni di insicurezza da parte della popolazione;
  4. fa evolvere il concetto di “polizia predittiva” in quello di “sicurezza urbana predittiva”: i dati sulla vittimizzazione, sul disordine urbano e altre variabili ambientali (illuminazione, traffico, clima, ecc.) georiferiti, se letti in combinazione con dati di polizia, possono evidenziare regole predittive in materia di sicurezza oggettiva e soggettiva a supporto dell’azione di amministratori locali e forze dell'ordine nella città;
  5. è utile alle forze dell’ordine, ma anche e soprattutto agli amministratori locali in materia di sicurezza urbana.